Collezione: J.M Gandon

A ovest di Reims, Branscourt conta solo 39 ettari di vigneti. La valle della Vesle apre qui un paesaggio di campi e boschi, caratterizzato dalle brume mattutine e da un mosaico di terreni: gesso sui pendii, argille sabbiose a mezza collina, alcune vene di sabbia.

È qui che Victor Gandon riprende oggi il filo di una storia familiare iniziata da suo nonno, agricoltore in una Champagne ancora votata alla policoltura, e poi sviluppata da suo padre Jean-Marie, di cui la tenuta porta ancora le iniziali.

Victor coltiva 5,8 ettari suddivisi in 21 parcelle di Pinot Nero, Meunier e Chardonnay. Tra queste, vecchie selezioni massali piantate da suo padre nel 1968 e nel 1973-74.

Piuttosto che moltiplicare le micro-cuvée, cerca di far dialogare le differenze: i suoli, le età delle viti, i portainnesti, le esposizioni, come un mosaico più che una collezione di parcelle.

Le prime vinificazioni iniziano nel 2020. Pigiatura lenta, decantazione naturale, fermentazioni spontanee, affinamento in barrique sui lieviti, uso minimo di zolfo e prese di spuma contenute: tutto è pensato per lasciare più spazio al vino.

Ancora confidenziale, JM Gandon fa parte di quelle tenute che spostano delicatamente lo sguardo, verso un altro volto della Champagne, più a ovest, più discreto.

E decisamente da scoprire.